mercoledì 23 gennaio 2013

0 -Cane Pastore Biellese

2012








La razza "cane Pastore di Oropa" detto anche Cane da pastore Biellese o più semplicemente cane di Oropa" in effetti non esiste. 

Il cane è da millenni un indispensabile aiuto nella pratica della pastorizia. Pastore uomo e Cane da Pastore si sono a vicenda forgiati per secoli e secoli stando a stretto contatto ed in continua  collaborazione. L’uomo ha imparato a comandare le azioni già innate del cane, accerchiare un gregge per guidarlo nella direzione voluta è perfettamente analogo a ciò che fa un lupo che insegue un gruppo di cervi, tranne il finale.  Un po’ più difficile è comandare il cane affinchè faccia staccare uno o un gruppo di capi dal gregge per indirizzarlo altrove,  ma è comunque analogo all’azione del lupo che separa dal gruppo il capo più debole, il prescelto.

Il risultato meraviglioso di millenni di lavoro e di collaborazione è il Cane da Pastore.

Qui nel Biellese dove l’ambiente geografico è più difficile che altrove, dove i macchinari sono inadatti ai nostri alpeggi situati in ambienti fragili e senza strade, questa collaborazione tra uomo e cane è ancora oggi indispensabile.   

I nostri sono cani di Pastori o margari, allevatori di ovini/caprini o bovini delle nostre valli e colline. Non hanno caratteri di forma e colori perfettamente definiti, anzi il mantello è generalmente di colore grigio maculato, a volte con focature, tricolore e grigio pezzato, nero, fulvo o fulvo carbonato.

Raramente si trova un cane da pastore con un mantello di colore unito, testimonianza del fatto che si tratta del prodotto di secoli di incroci con cani vari.

I pastori ed i margari hanno sempre avuto un'attività nomade e comunque a cicli stagionali, d'inverno in pianura o collina e d'estate in media montagna. I loro cani si accoppiavano con chi capitava lungo il cammino. E questo è un punto di forza, un variegato scambio di geni garantiva che non ci fosse consanguineità, cosa deleteria per la salute degli animali di qualunque allevamento.

Il secondo punto di forza è la selezione operata dai pastori stessi che trattenevano per sè i cuccioli che già in giovane età dimostravano attitudine al lavoro con gli animali oltre che, ovviamente, una buona salute e prestanza fisica. Alla nascita si sfoltiva la cucciolata tenendo solo due o tre cuccioli, scegliendo tra maschi e femmine e per colorazione preferita. A parte gracilità o tare evidenti non c'è modo di capire se un neonato sarà un buon cane o no. Ma dopo pochi mesi già si capiva l'attitudine al lavoro, gli esemplari poco interessati al bestiame venivano donati a parenti ed amici  come cani da guardia o compagnia oppure, è triste dirlo, soppressi.

Non so se è chiaro:  chi conosce la teoria dell'evoluzione delle specie di  Darwin avrà riconosciuto nei due punti di forza suddetti (forte variabilità di geni e scelta dei soggetti più adatti)  le due componenti dell'Evoluzione :  Mutazione e Selezione, e scusate se è poco!

 Sottolineo l'importanza e l'eccezionalità di questa fatto.  Non è stato così per le razze canine che conosciamo, specie quelle recenti: sono state create dagli allevatori con molta selezione ma poca variabilità di geni! Anzi per fare in fretta si è ricorso spesso e assai stupidamente ad incroci fra consanguinei, per rafforzare alcune caratteristiche gradite. Ed ecco che tutte le razze più sono belle/tipizzate più sono soggette a problemi di salute o di comportamento. 

Ma nel nostro caso dopo secoli di questa selezione quasi naturale il cane da pastore Biellese si  trova ad avere un grande patrimonio di buone qualità. I principali requisiti che facevano, e fanno, preferire i cani da tenere per il lavoro con gli animali sono i seguenti:

  • Buona salute e struttura regolare, i pastori sanno che un cane svolge un lavoro molto duro.
  • Buona attitudine a lavorare con gli animali, mucche o pecore e capre. E' una dote abbastanza evidente, certi cuccioli vanno subito ad attaccare come giocando i bovini o le pecore, senza particolari timori.
  • Poco interesse per la caccia e per gli animali da cortile. I margari soprattutto hanno spesso galline libere intorno alla cascina, sarebbe un guaio se il cane fosse interessato agli animali da cortile.
  • Sufficiente socievolezza con le persone. L'allevatore spesso si porta appresso il cane in tante attività, sarebbe un problema se avesse la tendenza ad attaccare la gente che si avvicina al padrone.
  • Facilità di apprendimento e grande disposizione ad ubbidire, un tratto caratteristico di questi cani.
  • Carattere e coraggio non devono mancare; a volte s'incontrano cani con denti rotti o mancanti a causa dei calci delle mucche, ma questo non deve dissuadere il cane, semplicemente diventerà più prudente.



In genere le femmine sono più brave dei maschi, è commovente vedere il loro attaccamento al lavoro col gregge o la mandria anche quando allattano i cuccioli.

Di grandissima importanza per l'equilibrio e il buon carattere di un cane è l'ambiente "sociale" in cui cresce nei primi mesi di vita.

E qui bisogna ammettere che non c'è nulla di meglio della casa di questi allevatori, ricca di stimoli e confronti ineguagliabili. Intanto il cucciolo non è mai solo, c'è sempre qualcuno in giro, bambini, gatti, altri cani, animali da cortile, da tutti si impara qualcosa, prima di arrivare ad un anno di età i cuccioli hanno già fatto un paio di transumanze, cambiando casa, clima, orari... una grande scuola.

Niente a che vedere con i cuccioli che vendono nei negozi.

Tuttavia un cane che pur "lavorando" bene abbia dei difetti di comportamento,  tendenza ad assalire estranei, o tendenza a scappare e stare lontano per qualche giorno, sarà prima o poi scartato, magari col modo impietoso di cui si è già detto. I margari preferiscono un cane non troppo capace ma che non dia problemi e sia affidabile.

Qualche altra selezione viene fatta per tradizione, per esempio si dice che il doppio sperone (un dito in più alla zampa posteriore) indichi una eccellente attitudine a questo lavoro, e oggi quasi tutti hanno appunto il doppio sperone almeno ad una zampa. Altra caratteristica molto diffusa è l'occhio con iride azzurrina, a volte una semplice macchia biancastra e magari in un solo occhio.

Negli ultimi quindici o venti anni sono comparsi numerosi esemplari con la coda mancante o mozza a metà o meno. Pare che questa poco simpatica caratteristica derivi dalla valle d'Aosta.

Il Pastore Biellese è quindi un cane di grande pregio, lungamente selezionato non per l'aspetto, ma per le doti attitudinali. Per privilegiare le doti comportamentali s'è logicamente ignorato l'aspetto fisico, quantomeno il tipo di pelo ed i colori.

Concludendo si può dire con ragionevole certezza che mai esisterà una razza Pastore Biellese, troppo grande è la varietà dei tipi sia per colore che per dimensione e struttura.

Ogni tentativo di definire degli standard potrà forse far nascere una razza nuova, pallida apparenza dei veri cani da pastore del nostro Biellese.

Più saranno definiti i tipi ed i canoni della "razza", più trascorreranno generazioni di cucciolate selezionate e più le meravigliose doti di questi cani saranno disperse.



Nascerà forse il cane "Pastore Biellese da compagnia" ?  Non ce n'è già abbastanza?